Sidi Bou Said. Il paradiso bianco e blu.

Non appena atterro ad Hammamet, in Tunisia, due cose mi accolgono potenti: il caldo soffocante e gli sguardi sospettosi (accompagnati da battute più o meno comprensibili ma facilmente immaginabili) dovuti al mio essere donna e per di più bionda. Da adesso in poi per la popolazione locale sono “Shakira”.

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A fare da contraltare a questi fastidiosi elementi naturali e culturali mi travolge la bellezza di Sidi Bou Said, gioiellino a 20 km. da Tunisi, la capitale.

In questo paradiso bianco e azzurro arrivo in macchina, accompagnata da Osama, la guida dell’albergo. Ai piedi di questa collina sulla quale si sviluppa la città potresti avere un déjà-vu: sembra di stare in Grecia!

Faccio fermare l’auto fuori dal paese, voglio camminare, respiramela tutta questa atmosfera surreale, arrivare fino in cima e affacciarmi da questa stradina a strapiombo sul mare, lontano eppure vicinissimo coi suoi profumi che ti entrano nella pelle: la salsedine mista alle spezie, mista alla carne degli stufati, mista al thè verde, misto al narghilè.

Se vieni qui lascia a casa la fretta: percorri ogni centimetro calpestabile, fai una sosta al Cafè De Nottes, goditi lo spettacolo del mare, annusa le bouganville ed i gelsomini in fiore, lasciati affascinare dalle famose porte (con sottoporte) che vennero escogitate da una principessa spagnola per costringere i sudditi a inchinarsi.

Concediti tempo per entrare nelle numerose e caratteristiche botteghe di Rue Habib Thameur, la via principale.

Siamo in pieno ramadam e al tramonto tutto cambia al suono di una sirena e una voce che riempie l’aria invitando tutti a interrompere le restrizioni del giorno (mangiare, bere, fumare, fare sesso) e ritirarsi nella preghiera.

Concediti un tocco esotico facendoti dipingere con l’Henné da una delle viandanti del posto, come ho fatto io che questo viaggio me lo porto sulla pelle.

6 commenti

    • Si si e ho anche dormito nel deserto…ma…in realtà a Matmata ho subito un colpo al cuore che non me la fa ricordare con piacere…un bambino che chiedeva di fare foto con una volpe del deserto in braccio…e un adulto che lo spingeva a farlo…tutta la mia attenzione, per me che viaggio “di pancia” è andata a lui e a cercare di capire se potevo fare qualcosa…ma questa è un’altra storia 😉
      Spero di tornarci in circostanze migliori 🙂

      • Io non ho avuto incontri del genere. L’unica mia disavventura è stata quella con un cammelliere che mi ha portato in un villaggio abbandonato a una decina di Km da Toseur e se ne è andato. Io, non curante di ciò, mi sono messo a filmare il tramonto. Belli, emozionante ma, al calar del sole mi sono trovato da solo a non sapere come tornare alla base e mi sono incamminato. Fortunatamente la nostra guida ha notato la mia assenza e ha mandato un altro cammelliere a cercarmi. Questo quando mi ha visto sulla strada ha comunciato a urlare in arabo. Chissà cosa diceva.
        Ps. La guida poi me l’ha fatta pagare. Nella zona di alcune sorgenti mi ha invitato a bere l’acqua di fonte entrando nel laghetto… pieno di sanguisughe. Non sono stato toccato e sono uscito vivo. Evidentemente ho il sangue acido😂

      • Quelle anche mia moglie ne ha avute e per qualche minuto…. ho pensato di fare l’affare. Io dare moglie a te, tu dare tanti cammelli a me. Alla fine ho preferito tenermi la moglie. In salotto non c’è spazio per i cammelli😂😂😂
        Invece la nostra guida ci ha raccontato, a proposito di moglie, che se tu vuoi una donna, praticamente te la compri. Ci parlava di regali perziosi da fare ai suoceri e poi, una volta sposato, l’uomo sarebbe diventato uno schiavo. Tutto doveva essere intestato alla moglie e agli eventuali figli e che lui avrebbe dovuto solo lavorare per mantenerli. Ma ho come l’impressione che sia una bufala. Questo ce lo ha raccontato a Quayrawan dopo averci portato in un luogo isolato della Casbah, dove anche lui ha bevuto alcolici.

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